Bearman: futuro da Ferrari
- Riccardo Virgili
- 12 minuti fa
- Tempo di lettura: 2 min
La stagione di Oliver Bearman può essere analizzata come un percorso di sviluppo diviso in due fasi tecnicamente e mentalmente distinte. Nella prima parte dell’anno il pilota britannico ha affrontato un inevitabile periodo di adattamento alla Formula 1, una categoria profondamente diversa da quelle propedeutiche sia per complessità tecnica sia per gestione del weekend di gara. Nella seconda metà, invece, Bearman si è progressivamente affermato come uno dei riferimenti del centro gruppo, anche grazie all’evoluzione tecnica della Haas, che ha scelto di proseguire lo sviluppo della vettura fino all’ultima gara della stagione.

Il pacchetto di aggiornamenti introdotto a partire dal Gran Premio di Austin ha avuto un impatto rilevante in un contesto di griglia estremamente compatta, dove pochi centesimi possono determinare un cambio significativo nelle posizioni. Tuttavia, il salto di prestazione non è spiegabile solo con le novità tecniche. Parallelamente è emersa una crescita evidente del pilota, soprattutto nella capacità di mantenere continuità e costruire weekend più completi, un aspetto che in passato aveva rappresentato un limite nelle categorie minori.
Bearman ha sempre mostrato velocità naturale, ma anche una certa discontinuità, accompagnata da errori episodici. Elementi che si sono ripresentati nelle prime gare della stagione da rookie, fase in cui l’apprendimento della vettura e delle procedure richiede tempo. La prima metà del campionato è stata caratterizzata da una lunga sequenza senza punti, nove gare consecutive, nonostante diversi piazzamenti a ridosso della top ten.

La svolta è arrivata dopo la pausa estiva. Bearman ha concluso la stagione al 13° posto in classifica, davanti al compagno di squadra Esteban Ocon, grazie soprattutto ai risultati ottenuti nella seconda parte dell’anno. Sei dei suoi nove piazzamenti a punti sono arrivati da Zandvoort in poi, inclusa la quarta posizione in Messico, gara nella quale Haas ha privilegiato una gestione conservativa per massimizzare il risultato.
Secondo il pilota, il vero progresso non è stato solo tecnico ma metodologico. Dopo l’estate ha introdotto una struttura più definita nella gestione del weekend, riducendo il tempo dedicato esclusivamente a set-up e guida per concentrarsi anche sulla preparazione mentale prima di salire in macchina. Questo approccio gli ha permesso di migliorare la lucidità e la costanza, elementi chiave per sfruttare una vettura più competitiva.
La prima parte della stagione è stata anche segnata da alcuni errori significativi, inclusi episodi che hanno inciso sul punteggio della patente. Tuttavia, Bearman considera questa fase come parte integrante del processo di apprendimento. La mancanza di costanza era legata soprattutto alla scarsa conoscenza della vettura e dei meccanismi della Formula 1, aspetti migliorati con l’esperienza accumulata gara dopo gara.
Il bilancio complessivo è positivo e viene letto come una base solida per il futuro. Bearman guarda già alle prossime stagioni con l’obiettivo di consolidarsi e farsi trovare pronto per opportunità di livello superiore, forte del percorso intrapreso all’interno della Ferrari Driver Academy. La consapevolezza dei propri limiti, unita alla struttura acquisita nel lavoro quotidiano, rappresenta oggi uno degli elementi più rilevanti del suo percorso di crescita.




Commenti