La mano di Newey sulla nuova Aston Martin
- Riccardo Virgili
- 2 giorni fa
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L'esordio dell'Aston Martin AMR26 durante lo shakedown di Barcellona ha svelato una monoposto che porta l'inconfondibile firma di Adrian Newey, caratterizzata da soluzioni aerodinamiche e meccaniche spinte al limite dei nuovi regolamenti. La vettura, presentata in una livrea in carbonio a vista, ha catturato l'attenzione del paddock per un'architettura sospensiva che sfida le convenzioni consolidate, spostando i confini dell'integrazione tra telaio e aerodinamica.

L'elemento tecnico più dirompente riguarda la sospensione posteriore. Sebbene il team abbia mantenuto uno schema push-rod per ottimizzare pesi e flussi, la vera innovazione risiede nei punti di ancoraggio: il braccio posteriore del triangolo superiore non si infulcra sulla scatola del cambio, bensì direttamente sul pilone centrale di sostegno dell'alettone posteriore. Questa scelta strutturale estrema è finalizzata a liberare completamente la zona sopra il diffusore da ingombri meccanici, massimizzando la portata d'aria nell'estrattore attraverso l'apertura ricavata subito dopo il gomito del fondo.

All'anteriore, la AMR26 adotta un sistema multilink sofisticato dove sia il braccio superiore che il puntone della sospensione sono ancorati nel punto più alto del telaio. Newey ha optato per una configurazione con lo sterzo posizionato dietro al triangolo, in controtendenza rispetto alla concorrenza, privilegiando una specifica pulizia aerodinamica interna. Il cinematismo presenta un elemento posteriore molto aperto e inclinato verso il basso per garantire un marcato effetto anti-dive in fase di beccheggio.
Il corpo vettura segue la filosofia delle pance a scivolo, con una rampa superiore molto inclinata che convoglia i flussi verso la zona della Coca-Cola. Un dettaglio distintivo è l'assenza di un undercut estremo nella parte inferiore delle pance; al suo posto è presente un accenno di forma alare nel sottosquadro. Le bocche dei radiatori sono estremamente strette, caratterizzate da un vassoio inferiore che si protende verso l'avanti, una soluzione resa possibile dall'impiego di radiatori sagomati per la power unit Honda RA626H.

L'airbox triangolare alimenta un radiatore centrale montato sopra il motore endotermico, la cui massa radiante ridotta ha permesso un disegno del cofano particolarmente profilato. Il muso presenta una sezione inferiore scavata con un rigonfiamento atto a ospitare l'attuatore dell'ala mobile. Per quanto riguarda l'aerodinamica attiva, i piloncini di sostegno dell'ala anteriore sono fissati al secondo flap, lasciando che a muoversi sia solo il terzo elemento, confermando una ricerca maniacale dell'efficienza in ogni componente della monoposto.



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