Test Barcellona, i bilanci complessivi
- Riccardo Virgili
- 3 giorni fa
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Con la bandiera a scacchi calata sul tracciato di Barcellona, si conclude la prima tre giorni di test collettivi della stagione 2026. Nonostante il radicale cambio regolamentare che ha imposto la progettazione di monoposto e Power Unit partendo da un foglio bianco, il verdetto del Montmelò restituisce un quadro di affidabilità generale superiore alle aspettative della vigilia. In questa fase, l'analisi cronometrica cede il passo al chilometraggio, vero indicatore della solidità dei nuovi progetti tecnici.

La Mercedes si attesta come il riferimento assoluto in termini di efficienza operativa. La scuderia di Brackley ha completato 500 giri totali (2328 km), superando i volumi di lavoro registrati nei test dello scorso anno. George Russell è risultato il pilota più attivo con 265 tornate, a dimostrazione di una piattaforma che ha permesso di passare alle simulazioni di gara con carichi di carburante elevati già nella seconda giornata.
In casa Ferrari, il bilancio è di 440 giri (2049 km). Il leggero distacco dalla Mercedes è imputabile principalmente alla cautela adottata durante la sessione bagnata di martedì, necessaria per preservare i componenti in una fase di scarsità di ricambi. Tuttavia, la Rossa ha completato il programma prefissato, portando Charles Leclerc a quota 231 giri e testando con successo diverse mappature della nuova Power Unit. La bontà del propulsore di Maranello è confermata dai 391 giri accumulati dalla Haas, dove Oliver Bearman ha saputo superare le 100 tornate nell’ultimo turno utile.

Segnali incoraggianti arrivano dall’Alpine, che ha coperto 1625 km (349 giri). Per il team francese, il focus era l’integrazione della Power Unit Mercedes dopo l’abbandono dei motori Renault; i dati raccolti da Gasly e Colapinto confermano una transizione procedurale già a buon punto. Più complessa la situazione per Red Bull e Racing Bulls, entrambe motorizzate dal nuovo progetto Red Bull-Ford Powertrain. Entrambi i team hanno superato la soglia dei 300 giri, un risultato tecnico non scontato per una PU debuttante, nonostante Verstappen non fosse al meglio della forma fisica.
In coda alla classifica del chilometraggio si posizionano i team che hanno incontrato i maggiori ostacoli di gioventù. McLaren ha pagato un problema al sistema di alimentazione sulla vettura di Piastri, fermandosi a 291 giri. Audi e Cadillac seguono con programmi ridotti (rispettivamente 243 e 164 giri), fisiologici per strutture alle prese con la prima vera integrazione tra telaio e sistemi ibridi complessi. Fanalino di coda l’Aston Martin: a causa di ritardi logistici nell’arrivo dei componenti, il team ha totalizzato solo 66 giri, rimandando gran parte dello screening dei sistemi alle prossime sessioni in Bahrain.




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