Newey rivoluziona le sospensioni
- Riccardo Virgili
- 10 ore fa
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L'esordio in pista della nuova Aston Martin AMR26, avvenuto durante lo shakedown di Barcellona, ha immediatamente catalizzato l'attenzione tecnica del paddock. La prima monoposto dell'era 2026 firmata da Adrian Newey ha messo in mostra soluzioni di rottura rispetto alla progettazione tradizionale, con particolare riferimento all'architettura delle sospensioni e alla gestione dei flussi interni.

L'elemento più dirompente della AMR26 riguarda l'eliminazione dei classici triangoli sovrapposti in favore di uno schema interamente multilink su tutti e quattro gli angoli della vettura. Sebbene la complessità meccanica aumenti drasticamente, questa scelta offre vantaggi fondamentali sia nella cinematica che nell'efficienza aerodinamica. I bracci indipendenti permettono un controllo millimetrico del centro di rollio e del recupero del camber, ottimizzando l'impronta a terra degli pneumatici Pirelli in ogni fase della curva. Svincolando i bracci dalla forma rigida del triangolo, Newey ha potuto posizionare ogni elemento come un vero e proprio profilo alare; al posteriore, in particolare, l'ancoraggio del braccio superiore direttamente al pilone di sostegno dell'ala libera un volume d'aria maggiore verso la zona superiore del diffusore, massimizzando il carico generato dal fondo.

Parallelamente, l'innovazione riguarda il packaging interno delle pance, estremamente rastremate e caratterizzate da un sottosquadro molto profondo. Tale compattezza è resa possibile dall'adozione di masse radianti con disegno tridimensionale e curvilineo. A differenza dei radiatori lineari standard, queste unità seguono l'andamento delle superfici esterne della carrozzeria, ottimizzando lo scambio termico in spazi ridotti. Questa tecnologia, liberalizzata dai regolamenti 2026, permette di estremizzare l'integrazione tra meccanica e fluidodinamica.
Nonostante le audaci scelte telaistiche, lo shakedown ha evidenziato le prime sfide legate alla nuova unità motrice Honda RA626H. Il propulsore nipponico ha mostrato i tipici problemi di gioventù di un progetto complesso, ma la capacità di Aston Martin di scendere in pista in anticipo rispetto ai test ufficiali del Bahrain rappresenta un vantaggio strategico fondamentale per affinare l'integrazione tra la power unit e il telaio estremo concepito a Silverstone.



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